
Preciso che il presente testo non ambisce ad essere esaustivo: si tratta, infatti, solo di uno stimolo per una riflessione.
11 febbraio 2007
Il termine Sindone si adopera per indicare il lenzuolo funebre che, secondo i Vangeli sinottici, fu usato per avvolgere il corpo di Gesù Cristo quando egli, morto, fu deposto nel sepolcro. La parola "sindone" deriva dal greco sindon che si impiegava anticamente per indicare il tipo di tessuto di lino, spinato, con cui confezionare un lenzuolo o un pezzo di stoffa per un uso specifico.
Nel Duomo di Torino si conserva un telo di lino che la tradizione identifica con la Sindone. Esso reca impressa l'immagine di un uomo che appare essere stato flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi e trapassato da una lancia al costato. A tutt'oggi non si sa con certezza come si sia formata questa immagine.
Il lenzuolo è stato oggetto di numerosi studi scientifici miranti a confermare o smentire la tesi circa la sua presunta autenticità. In particolare un'équipe scientifica prelevò nel 1988 alcuni campioni di tessuto che furono sottoposti a diverse analisi, ma i risultati sono controversi. L'analisi eseguita con la tecnica del Carbonio 14 ha fornito una datazione compresa tra il 1295 e il 1360. La datazione non è considerata definitiva, a causa soprattutto dell'incendio del 1532.
La storia documentata della Sindone comincia nel 1353 circa, quando a Lirey, in Francia, il cavaliere Goffredo di Charny dichiarò di essere in possesso del lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù.
Nel 1453 Margherita, discendente di Goffredo, vendette la Sindone ai duchi di Savoia che la conservarono a Chambéry, dove nel 1532 sopravvisse ad un incendio che ne distrusse alcuni lembi.
Nel 1578 la Sindone fu portata a Torino, dove, nel frattempo, i Savoia avevano trasferito la loro capitale. Nel 1898 fu fotografata per la prima volta: in quell'occasione si scoprì che l'immagine impressa sul lenzuolo è un negativo, fatto che riaccese il dibattito sulla sua autenticità. Nel 1983 Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia, morendo, la lasciò in eredità al papa, che ne affidò la custodia all'arcivescovo di Torino.
La Sindone è un lenzuolo rettangolare di lino.
Sul lenzuolo sono visibili le due tenui sembianze di un corpo umano, a grandezza naturale, che si prolungano testa contro testa, una di fronte e l'altra di schiena, separate da uno spazio che non reca tracce corporee. Esse sono di colore giallino. Si notano anche numerosi segni di bruciature, dovuti all'incendio del 1532. Alcuni lembi di tessuto sono andati completamente distrutti e vi sono stati cuciti dei rattoppi.
L'immagine, come si scoprì nel 1898, quando la Sindone fu fotografata per la prima volta, è più comprensibile nel negativo fotografico. La persona raffigurata è un maschio adulto, con la barba e i capelli lunghi, corrispondente ad una tra le più diffuse iconografie di Gesù. Numerose tracce di sangue percorrono le ferite.
Il corpo raffigurato è quello di un maschio sulla trentina con la barba e i capelli lunghi; è un uomo muscoloso e sembra essere stato abituato ai lavori manuali. Il cadavere che fu disteso su metà lenzuolo lasciò due impronte, una dorsale ed una frontale. Il lenzuolo, infatti, fu fatto passare al di sopra del capo e fu adagiato sul corpo fino all'altezza dei piedi.
La testa appare chinata in avanti e fermata in tale posizione dal rigor mortis: infatti il collo non ha lasciato traccia sull'impronta frontale, mentre è chiaramente visibile nell'immagine dorsale. La nuca non mostra alcuna traccia di appoggio e ciò conferma la posizione in avanti del capo dovuta alla sola rigidità cadaverica.
Sono ben visibili gli avambracci e le mani incrociate. La ferita nel polso sinistro è chiaramente visibile; il polso destro, invece, è coperto dalla mano sinistra.
In corrispondenza del volto si notano anche i segni lasciati da barba e capelli e questo fatto complica ulteriormente la spiegazione della formazione dell'immagine corporea, perché essi sono più difficili da riprodurre con tecniche sperimentali.
La Sindone: un inganno? (seconda parte)
Sulla Sindone è stato condotto un numero enorme di studi che hanno considerato gli aspetti iconografici, antropometrici, storici, religiosi, biochimici, medico-anatomici… Non ho certo la presunzione di formulare una mia ipotesi sull’origine del lenzuolo né esprimermi sull’autenticità. Vorrei solo esprimere qualche mia idea in proposito.
Tra coloro che negano l’autenticità della Sindone, ricordo in primo luogo i ricercatori, come Picknett e Prince e che la attribuiscono a Leonardo da Vinci, che avrebbe usato un procedimento fotografico ante-litteram. Questa ipotesi sembra essere smentita dai riferimenti cronologici, giacché le prime testimonianze relative alla Sindone risalgono a circa due secoli prima. È vero, però, che la fisionomia del viso sindonico mostra analogie con il volto di Leonardo da Vinci.
Christopher Knight e Robert Lomas pensano che l’immagine del sudario potrebbe essere quella di Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dei Templari, seviziato, flagellato e crocifisso dall’inquisitore Imbert nel 1307. L’ipotesi dei due studiosi è giudicata in genere poco plausibile, perché la loro ricostruzione presenta inesattezze e lacune.
Sabato Scala, specialista degli Esseni e di Cristianesimo delle origini, reputa che il procedimento per creare la Sindone, sia codificato nel Vangelo gnostico di Filippo.
Rob Solàrion sostiene che il volto sindonico presenta numerose congruenze con le fattezze di Apollonio di Tiana, così come sono delineate in un busto del filosofo e taumaturgo tianeo. Lo studioso individua altri nessi tra Cristo ed Apollonio, ricordando correttamente che l’indiscussa storicità del filosofo si contrappone ai dubbi sulla reale esistenza di Cristo. Solàrion inoltre evidenzia le somiglianze iconografiche tra i busti del Tianeo e molti dipinti bizantini che raffigurano Gesù.
Holger Kersten ed Elmar R. Gruber sono persuasi che Gesù non morì sulla croce: pertanto il volto è quello di un uomo ancora vivo e non risorto.
Altri opinano che siamo in presenza di un artefatto creato con un bassorilievo di bronzo o con altre tecniche più o meno complesse.
Non manca chi sostiene che, per le sue caratteristiche, l’immagine del sudario non può essere un manufatto, né un dipinto né un rudimentale dagherrotipo né un’immagine impressa usando sostanze chimiche.
Dopo questa breve e necessariamente incompleta carrellata, vorrei indugiare su qualche aspetto della Sindone che credo non sia stato mai messo in luce. In primo luogo, il Quarto vangelo afferma che il corpo di Cristo fu avvolto non in un lenzuolo, ma in bende. Ora, o l’autore del vangelo spirituale mente o mentono gli estensori dei sinottici. In entrambi i casi un’ombra si proietta sulla supposta veridicità dei libretti.
I sindonologi non si sono quasi mai concentrati su quel taglio obliquo che sale dalla destra dell’osservatore alla sinistra con una modesta inclinazione tra il collo ed il mento dell’uomo: sembra un richiamo a Giovanni Battista che fu decapitato, stando alla tradizione. Se così fosse, bisognerebbe considerare l’origine ed il significato del taglio per comprendere meglio il significato dell’immagine.
Mi chiedo infine, ammesso e non concesso che la Sindone sia genuina, che senso avrebbe la resurrezione del Messia politico, Giovanni di Gamala, messo a morte dalle autorità romane, nella persona di Pilato, come sedizioso. Non potrebbe trattarsi di un falso ben congegnato da qualche abile stregone al soldo della Chiesa nicena? Costui, forse avvalendosi di conoscenze e tecniche segretissime, tramandate da una sinistra confraternita il cui sapere affonda nell’antico Egitto, riuscì a creare l’incredibile immagine sindonica. Nella terra dei faraoni, sacerdoti-maghi di una civiltà primordiale custodivano sorprendenti cognizioni e tecniche che consentirono loro di erigere le piramidi di Gizah: qualcuno forse ereditò quel sapere.
Ammettiamolo: la Sindone è l’unica freccia rimasta nella faretra della Chiesa per avallare, in una certa misura, complici i vari Baima Bollone e bigotti simili, la versione ufficiale a proposito della presunta resurrezione di Cristo, dopo che gli studi di archeologi, biblisti, semitisti, storici hanno completamente distrutto l’edificio di menzogne e mistificazioni su cui si basa la dottrina delle chiese paolino-costantiniane. Si potrebbe trattare di un’abilissima contraffazione realizzata con strumenti prodigiosi ed inimmaginabili: non dimentichiamo che certe tecnologie erano alla portata di popoli antichi. Ad esempio, la piattaforma di Baalbek del peso di svariate tonnellate, fu eretta da una misteriosa razza in un passato lontanissimo.
Secondo alcuni studiosi, sulla base dell’analisi compiute su testi Sumeri, per resuscitare un morto bisogna generare una irradiazione protonica omogenea e perpendicolare al corpo.
Forse un giorno accadrà per il telo sindonico quel che successe alla donazione di Costantino: l’umanista Lorenzo Valla nel De falso credita et ementita Constantini donatione dimostrò in modo inoppugnabile che il documento con cui il sovrano cedeva alla Chiesa di Roma la parte occidentale dell’impero, era un testo spurio elaborato dalla cancelleria pontificia nell’VIII secolo.
In fondo so chi potrebbe aver ordito l’inganno, creando un falso tanto perfetto e so anche con quale scopo. Dietro l’imbroglio, uno dei tanti all’interno della cospirazione del Cristianesimo, si potrebbero celare coloro che sono usi a proiettare ologrammi…
Fonti:
Vittorio Pesce Delfino, E l’uomo creò la Sindone, Bari, 1982
Luigi Garlaschelli, Processo alla Sindone, Roma, 1998
Carlo Claudiana, Sindone: una sfida alla scienza ed alla fede, 1998
Holger Kersten, Elmar R. Gruber, The Jesus conspiracy The Turin shroud and the truth about resurrection, 1994
Ringrazio Paolo per le preziose informazioni bibliografiche fornite.
by Zret
