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A cura del Prof. Francesco Petrino - docente di diritto bancario e Presidente del Centro Studi Giuridici Snarp (sindacato nazionale antiusura) 12 novembre 2006 Poiché non è solo questo l'aspetto inquietante che oggi si vuole sottolineare, affrontiamo insieme il percorso che ci porterà a comprendere la dimensione, sia dello scippo subìto dagli italiani, che della vera causa dell'usura conseguente. Tutti i cittadini hanno il diritto di sapere che dopo l'avvento della costituzione dell'Unità d'Italia, gli istituti di emissione monetaria sono stati tutti accentrati nella Banca d'Italia s.p.a. con la partecipazione azionaria delle principali banche italiane. Negli anni in cui è stata costituita la Banca d'Italia esisteva l'obbligo della riserva aurea, necessaria per garantire la convertibilità della moneta emessa con oro corrispondente al suo valore di mercato. L'obbligo di garantire le emissioni con parità aurea era stato istituito nel lontano 1694 dalla Banca d'Inghilterra per dare certezze di stabilità delle banconote emesse, seguita nel tempo dagli istituti di emissione dei principali paesi a far data dal 1944, quando ad iniziativa dell'economista Keines intervenne l'accordo di Bretton Woods fra i rappresentanti di 44 paesi impegnati nella guerra contro l'Asse Tedesco, finalizzato al ripristino delle condizioni di convertibilità delle monete e alla creazione di un sistema di compensazione multilaterale delle bilance dei pagamenti al termine della guerra. In data 15 agosto 1971, il presidente statunitense Nixon con la dichiarazione unilaterale di inconvertibilità del dollaro in oro, poneva fine al regime dei cambi fissi instaurato dagli accordi, che sino ad allora aveva consentito lo straordinario sviluppo dei paesi che vi avevano aderito. In conseguenza della politica creditizia verso lo Stato e versi i cittadini effettuata con banconote, carta stampata, il cui valore è da ritenersi "per mera convenzione" e senza alcuna reale patrimonialità dell'ente emittente e quindi alla medesima stregua di assegni a vuoto, le banche italiane azioniste della Banca d'Italia hanno lucrato il così detto signoraggio, ovvero la peggiore usura praticata e in assoluto al tasso più elevato. Basti solo considerare che il rapporto tra valore delle banconote stampate ed immesse in circolazione e i costi per carta, allestimento e stampa è pari al 10 per mille, così che ogni milione di lire stampate sino all'anno 2000 aveva un costo di sole 10 mila lire ed un ricarico di signoraggio di lire 990 mila, pari al 990% giornaliero. A riprova della remuneratività del signoraggio è appena il caso di precisare che con l'avvento delle transazioni elettroniche, le moneta cartacea costituisce soltanto il 10% dell'intero ammontare delle operazioni creditizie effettuate dal sistema bancario, così che il signoraggio accertato dal giudice leccese deve essere moltiplicato per almeno 10 volte. La restituzione della sovranità monetaria al popolo italiano comporterebbe due ineguagliabili benefici immediati. Il primo consistente nell'azzeramento del debito pubblico con la conseguente eliminazione delle disumane gabelle fiscali; il secondo, la destinazione del reddito di cittadinanza ai suoi reali aventi diritto – Stato e Cittadini, che permetterebbe a tutti di divenire proprietari della propria casa di abitazione senza intaccare i rispettivi redditi da lavoro, che non sarebbero minimamente infuenzati dalla riforma prospettata. Con l'attuale situazione i beneficiari del signoraggio rimangono solo gli istituti di credito azionisti di Bankitalia detentori dell'85% del suo capitale sociale, per la cui restituzione allo Stato oggi pretenderebbero l'incredibile cifra di 14.700 milioni di euro. Ma l'aspetto più sconcertante del signoraggio è che la Banca d'Italia, nel suo bilancio del 2004 ha iscritto nello stato passivo l'importo di 99.007 miliardi di euro per moneta circolante, equivalente alla quota parte di banconote stampate dall'Italia in seno alla Banca Centrale Europea. Considerato che il costo di carta e stampa della moneta non supera il dieci per mille, e che non esistono riserve per garantire l'ingente circolante il cui valore e solo convenzionale e non intrinseco, come potrebbe essere se ogni moneta fosse di metallo pregiato, la Banca d'Italia avrebbe iscritto in bilancio un debito inesistente solo per eludere l'ammonatre reale del signoraggio che realizza annualmente. L'importo del circolante dichiarato fa emergere che le banconote possedute dagli italiani ammonterebbero mediamente a 17.700 euro a testa, mentre l'ammontare delle transazioni quotidiane effettuate dalle banche con utilizzo di riserve frazionate e di moneta virtuale supera nella sua globalità la media quotidiana di 50.000,00 euro per cittadino. Dati questi che fanno supporre come il signoraggio bancario avviene non solo sul circolante, ma fatto ancora più grave, anche su tutte le transazioni effettuate sotto forma di semplici operazioni virtuali e senza alcun reale movimento monetario, il cui ammontare supera ogni immaginazione umana. La posta passiva di 99.007 miliardi di euro avrebbe ragione di essere considareta tale, solo se questo importo fosse di proprietà e nella disponibilità dello Stato, essendo di fatto questi unico soggetto in grado di garantire col suo patrimonio pubblico e col suo Pil, prodotto interno lordo, la moneta emessa ed a cui compete il beneficio economico del signoraggio, che in questa ipotesi si trasformerebbe in remuneratività del circolante al saggio del Tur, Tasso Ufficiale di Riferimento, in vigore. Appare ovvio a questo punto precisare che riappropriandosi della sovranità popolare della moneta il Paese Italia, si ritroverebbe immediatamente spogliato del debito pubblico, e potrebbe diminuire le tasse ai minimi storici, sostituite da un signoraggio etico equivamente al reddito di cittadinanza. Le nuove emissioni monetarie potranno invece avvenire tenendo conto dell'andamento del Pil del Paese e finalizzate alla realizzazione di progetti ed opere pubbliche produttive di reddito che andrebbero a rafforzare ,la patrimonialità dello Stato. Strappando la proprietà monetaria al sistema bancario, cesserebbero di colpo i negativi condizionamenti che oggi influenzano la vita politica e quella dei cittadini in massima parte vittime di usura, divenuti nuovi schiavi dell'indebitamento privato che ha superato quest'anno il traguardo dei 90 mila miliardi di euro, benchè proprietari per diritto della moneta circolante nel paese.
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