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MISSIONE IMPOSSIBILE? |
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25 giugno 2007
Premessa
Poiché molti oggi tendono, nonostante la loro buona volontà, ad essere
“diretti” da schemi di pensiero provenienti dai poteri del “divide et
impera,” ho voluto riprendere dai pensieri comuni con un buon fratello e
scrivere questo pezzo per cercare di “riunire” quegli spiriti ancora
infettati dell'Ego e dal Sé voluti da chi manipola le coscienze da
millenni. Spero che questi umili pensieri che accomunano tutti coloro
che hanno lo spirito giusto e buono, possano essere indicazione per
quelli che ancora, pur vedendo la vera luce, brancolano ancora nel
crepuscolo delle tenebre.
Molti confondono la spiritualità con religiosità ed il Cristianesimo con
cristianità. Inoltre il termine “religione” è stato spesso mal-compreso
e male associato ad eventi negativi che nulla hanno a che fare con la
“radice pura” del termine stesso. Infatti un gruppo che appartiene ad un
determinato pensiero che proviene in genere da una “persona” in qualche
modo connessa con la divinità (es.: Confucio, Buddha, Krishna, Maometto,
il papa, Moon, R. Hubbard, etc. fino ad arrivare ad Abramo e a Gesù il
Cristo) forma una “religione”. Ma “non è” questo il vero senso del
termine, perché è qualcosa di più profondo e connesso con le parti più
nobili ed elevate dell'uomo, cioè quella componente invisibile ai
macchinari diagnostici, ma che dovrebbe determinare le scelte e
l'evolversi dell'uomo verso le sublimi vette di pace, abbondanza,
felicità, comprensione ed Amore. In altre parole: “Lo spirito universale
domina la materia grezza e la modella verso la perfezione”. Al
contrario, da secoli, accade l'opposto (pur con qualche intermezzo) e
cioè che la materia grezza domina lo spirito umano con i risultati di
cui tutti, nel corso dei secoli, hanno potuto essere testimoni.
«È giunto il momento ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il
Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è
spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».
Queste testuali parole del Cristo riportate da Giovanni (IV, 23-24),
sono rivolte, senza alcun dubbio, a qualsiasi confessione religiosa del
pianeta e, in particolare, a quel tardo fico perché «ormai il suo ramo
diventa tenero e spuntano le foglie».
Sono trascorsi ormai 20 secoli dalla scomparsa di questo eccezionale
Maestro della via di verità ed il mondo è esattamente come lo ha
lasciato. Nessuna levatura si è notata nell’umanità. Anzi, la
maggioranza dell’umanità non sa ancora chi era Cristo, né quale immenso
tesoro possedeva e in che modo lo ereditò dalle mani del Padre. Questa
incresciosa situazione non è da addebitarsi a coloro che si sono
impegnati a diffondere il suo insegnamento? Cioè a coloro che compongono
la colossale fetta umana chiamata “Cristianità”? In buona parte sì...,
ma non tutti coloro che si sono fatti e si fanno chiamare cristiani lo
sono veramente! In quanto è lo spirito che spinge il loro modo di essere
ed operare nella vita e che determina chi sono veramente questi!
Noi viviamo nel “tempo” dei figli del Padre con la loro delicata
missione da svolgere… «Quaggiù, sulla Terra».
«Ci sono tiranni che negano la libertà dell’uomo, ideologi che modellano
la mente umana, preti con i loro secoli di tradizioni e di fede che
rendono l’uomo schiavo di riti e usanze vuote, politici che, con le loro
continue promesse, portano corruzione e divisione. Quaggiù l’uomo viene
catturato da conflitti, da dolori interminabili e dalle accecanti luci
del piacere. È tutto così assolutamente privo di significato: la
sofferenza, il lavoro e le parole dei “saggi”. Morte, infelicità e duro
lavoro, uomo contro uomo». Questa è la Verità!
Nella nostra epoca l’uomo può, con tutti i suoi mezzi tecnologici a
disposizione, produrre un benessere strabiliante e globale, eppure non
riesce a risolvere l’enorme problema della povertà, delle malattie,
della violenza, della guerra e infine della morte. ''La natura dell’uomo
- scrive Canseliet - lo spinge volontariamente verso il male ed il
peggio. Assai spesso quelle cose che potrebbero procurargli benessere
vanno verso il suo svantaggio e, in definitiva, diventano lo strumento
della sua rovina. I metodi di guerra moderna sono la più sconcertante e
triste prova di questo funesto stato d’animo''.
Homo homini lupus. [l'uomo è un lupo per gli uomini (Plauto, II
Asinaria, cap. IV, v. 28)].
L’uomo spirituale è un pensatore in azione e non un politicante.
Infatti, se coloro che hanno la pretesa di governare i popoli, che hanno
sete di potere, fossero più edotti di alta conoscenza spirituale, oggi
come ieri, l’umanità avrebbe già ritrovato parte della sua armonia e dei
suoi equilibri fondamentali. Ma ciò non si è mai verificato a causa del
vecchio adagio “dividere per imperare”». «Probabilmente nel mondo non ci
sarebbero povertà, divisioni e guerra se “tutti gli uomini”, nessuno
escluso, diventassero spirituali, si riunissero e decidessero di
risolvere questi problemi sulla base della condivisione e dell'Amore,
esulando da qualsiasi forma di governo umano». Li potrebbero risolvere
certamente. Ma sono divisi da nazionalismi, dalle organizzazioni
sociali, dalle false religioni, dalle finte ideologie e vanagloriose
saggezze umane.
Così il mondo intero rifiuta ogni genere di azione che trascende tutti i
nostri nazionalismi e religioni e che aiuta realmente, con lo sforzo
comune, a risolvere tutti questi problemi. Nessuno vuole fare questo.
Abbiamo provato a parlare ai politici, a gente che occupa posti
importanti, ma non sono interessati a queste “stupide utopie”. E tutto
continua come da sempre.
Una buona allegoria la troviamo nella fiaba delle tre sorelle,
appartenente al gruppo de Le mille e una notte. Qui un vegliardo,
personificazione ermetica dell’illuminazione, cerca di dissuadere il
cavaliere che vuole porsi sulla strada della sacré quête. «Altri
signori, che non avevano né minor ardire né minor coraggio di quello che
possiate avere voi, sono passati di qui e mi hanno fatto la stessa
domanda. Benché non avessi trascurato nulla per distoglierli, non hanno
voluto credermi. A malincuore ho insegnato loro la strada, arrendendomi
alle loro insistenze e posso assicurarvi che sono morti tutti, poiché
non ne ho rivisto neppure uno. Tuttavia, giacché non posso ottenere che
diate ascolto e che profittiate dei miei consigli, prendete il sentiero
della montagna. Salendo, vedrete a destra e a sinistra una quantità di
grandi pietre nere. Badate sopra ogni altra cosa di non voltarvi
indietro, perché se lo faceste sareste istantaneamente trasformato in
una pietra nera, simile a quelle che vedrete e che sono signori al par
di voi, che non sono riusciti nella loro impresa».
La pietra nera, lo sappiamo, è il geroglifico della materia grezza, il
soggetto grossolano dell’opera, la psiche che non ha ancora ricevuta la
luce. La fiaba mette in evidenza il genere di persone che si avventurano
sul sentiero della conoscenza; e quel sentiero, per usare le parole di
Fulcanelli, «è causa di disperazione e di rovina per i vaganti, i
presuntuosi; per coloro che si mettono in viaggio e rischiano
l’avventura senza uno studio serio, senza solidi e morali principii».
Così, ognuno reca un vaso, ma uno è pieno di terra e l’altro pieno
d’oro. Come fare a distinguerli per poter scegliere quello d’oro? Grazie
al lavoro sapienzale o al risveglio dell’intelligenza Spirituale
consigliato anche dal Cristo. Ma l’uomo moderno non è propenso per la
grande fatica o Opera dei Saggi, così sceglie il consiglio più facile,
quello di non fare più nulla e di non seguire più nessuno e, abbandonato
tutto, se ne torna con i suoi vecchi amici al bar. Venendo così meno
alla raccomandazione del vegliardo di non voltarsi assolutamente
indietro. Il Vangelo di Luca (IX, 62) conferma: «Chiunque mette mano
all’aratro e poi si volta indietro, non è adatto per il Regno di Dio».
Pertanto, essendosi voltato indietro, è diventato, o è rimasto, una di
quelle pietre nere che costeggiano il sentiero della conoscenza [Come
narrato anche nella Bibbia della moglie di Lot quando, fuggendo dalla
distruzione di Sodoma e Gomorra, essa voltandosi indietro divenne una
statua di sale - ndr].
Il filatterio che sottolinea questo motivo contiene un avvertimento
rivolto a coloro che orgogliosamente si sentono “conoscitori”, mentre
sono impazienti con quelli che non gli danno sempre ragione ed
egocentrici:
.SIC. PERIT. INCO(N)STANS.
Così perisce l’incostante. ''Come la lanterna senza luce, la fede cessa
di brillare; vinta con facilità, incapace di reagire, costui cade e
cerca invano, nelle tenebre che lo circondano, quel chiarore che non
riesce a trovare in se stesso''. La gente è disposta ad aggrapparsi a
qualsiasi cosa pur di sentirsi sicura e protetta. Perciò si fida di
qualche guru disonesto che succhia il suo spirito. I guru, con il loro
fascino a buon mercato, ingannano i loro seguaci e li convincono che è
possibile sfuggire al dolore ed alla paura con vari mezzucci. I guru,
essendo incapaci di scoprire la verità, si accontentano di parole e di
simboli e non esitano a rassicurare ed a ingannare i loro seguaci, se
questo torna a loro vantaggio personale. Proprio come i politici che non
sono migliori. Non offrono alcuna vera sicurezza alla gente comune.
Perciò ogni cosa fasulla può funzionare. La gente tenta di sfuggire ai
suoi problemi elementari per mezzo dello sport e di tutte le altre
attività del divertimentificio globalizzato. ''Lo sport, che avrebbe
dovuto semplicemente essere l’espressione felice della festosità umana,
oggi è diventato una grossa industria, volta a tenere le masse
addormentate e ignoranti”.
Una leggenda ermetica popolare riguardante la figura di San Pietro, dove
è rappresentato come un inguaribile e simpatico lavativo, immagine
dell’umanità pigra, indolente, non molto propensa a lavori impegnativi
(o filosofali), dice che un giorno il Cristo, avendo deciso di salire su
una collina, ordinò che ciascuno dei suoi discepoli raccogliesse una
pietra e la portasse in cima. San Pietro, prontamente, scelse la pietra
più piccola che c’era e s’avviò con gli altri su per la china. Una volta
arrivati in cima, il Cristo trasformò tutte quelle pietre in pane ed il
“povero” San Pietro si ritrovò con un pezzetto di pane assolutamente
irrilevante. L’uomo comune, giunto a capo dell’esistenza, si ritrova con
quel poco con il quale era partito. La leggenda narra ancora che, in un
altro giorno, il Cristo ripropose ai suoi discepoli di prendere una
pietra e risalire su una collina. In quell’occasione, San Pietro scelse
un enorme macigno che, con gran fatica, riuscì a trasportare in cima.
Una volta arrivati, però, il Cristo ordinò di buttare tutte le pietre
oltre la collina e, un’altra volta, il nostro eroe restò gabbato per
causa sua.
La morale di questa iperbole la troviamo nel Vangelo di Luca (XII, 21):
«Così accade a chi accumula ricchezze solo per sé e non si arricchisce
davanti a Dio».
Perché non ci dimostriamo reciproco affetto? Perché ci combattiamo,
lasciando crescere l’inimicizia e le differenze? Non ci rendiamo conto
dell’infelicità che tutto questo provoca. Se non si riesce a convincere,
si tende ad imporre le proprie idee con la forza. Chi ha il diritto di
insegnare agli altri? I governi degli uomini hanno forse il diritto di
insegnare ai popoli? Mettiamo completamente da parte l’intero pensiero
di riforma, eliminiamolo dal nostro DNA. Dimentichiamo assolutamente
quest’idea di voler essere “NOI” a riformare il mondo.
Un’enorme rivoluzione deve avvenire solo dentro di noi. Noi dobbiamo
aiutare tutti i nostri fratelli umani [compresi coloro che ci governano
– ndr] ad intraprendere un nuova strada… quella della condivisione dei
nostri averi, dell'aiutarsi in ogni campo e dell'Amore Universale. Siamo
una sola vera famiglia… siamo tutti fratelli nel tutto. QUESTA E' LA
SOLA VERA RIVOLUZIONE!
Ma c’è dentro di voi una completa rivoluzione interiore? Se non c’è e
tuttavia volete solamente una riforma esteriore, dell'apparire e non
dell'essere, allora non farete che portare altro caos nel mondo. E il
caos nel mondo già ESISTE ed anche troppo. Ogni sorta di rivoluzione
fisica esteriore, politica, economica, sociale, si risolve sempre in un
genocidio, in una dittatura, in burocrati idealisti o in qualche
conquistatore. L’idealista, che è anche un rivoluzionario, sebbene possa
parlare convincentemente della libertà, inevitabilmente genererà una
dittatura dei pochi e dei molti. Voi volete cambiare la superficie delle
cose, senza andare al nocciolo della questione.
Il nocciolo della questione è l’educazione della coscienza di ognuno in
senso spirituale. Tutti gli entusiasti del cambiamento esterno ignorano
i problemi fondamentali. Potranno esserci istituzioni politiche,
economiche, religiose, accuratamente realizzate, ma in qualunque modo
queste funzionino, se la nostra coscienza interiore non è completamente
in ordine, il disordine ed il male che ci portiamo dentro avranno sempre
la meglio su quanto esiste esternamente a noi.
Milioni e milioni di uomini sacrificati a qualche ideologia prettamente
umana e questo accade dappertutto. Non è il modo giusto di considerare
l’umanità. L’uomo dev’essere capito a livello individuale. Se si
trattano gli esseri umani come fossero un gregge e li si usa per uno
scopo politico o economico o comunque egoistico, si fa loro torto. Se si
tratta l’uomo all’interno del collettivo, non vi può essere né
comprensione né gentilezza. Si diventa indifferenti e duri. Se sono
convinto che la mia coscienza è la coscienza di tutti gli esseri umani,
riesco a trattare una persona come essere umano e non come parte della
massa. Ecco perché dico di essere l’umanità. Quando si scopre questa
verità che voi siete l’intera umanità, in essa c’è un incredibile senso
di compassione, di Amore profondo e vero. E quando c’è questo, voi agite
secondo la Suprema Intelligenza».
«Impero, Repubblica, Federazione, Lega, semplice alleanza o niente di
tutto ciò» scrive Michele Scozzai ''qualunque ne sia la forma, il
governo mondiale è un’utopia sempre più concreta''. “I presupposti per
un governo mondiale già ci sono” osserva Guido Lombardi, direttore
dell’International council for economic development di New York e membro
della World future society. “Esistono decine di accordi in tema di
commercio, sanità, finanza, fisco o cooperazione e nessun Paese, ormai,
può dirsi completamente autonomo. I vantaggi per un governo mondiale
sarebbero: soluzione dei problemi ecologici planetari. Fine degli
eserciti nazionali e delle guerre. Libera circolazione delle persone sul
pianeta. Ogni cittadino del mondo avrà uguali possibilità di vivere
dignitosamente”.
Sembra giusto e bello, ma anche questa è opera di uomini che vogliono
dominare altri uomini, come già accaduto nei secoli. “Qualcuno” pensa di
risolvere i problemi secolari dell'umanità con “rivoluzioni esteriori
globali”. Ovviamente sarebbe molto meglio, se tutto questo non avvenisse
assolutamente. Ma purtroppo è proprio l'uomo che con le sue divisioni
sta dando linfa vitale a questo spettro globale, che porterà l'umanità
verso il suo ultimo atto: “l'annichilimento finale”.
Dietro alle “grandi religioni” organizzate sono all’opera “potenti
forze”. Hanno denaro da spendere e non esiterebbero ad usare le maniere
forti. I media non le criticano “veramente” e non parlano delle loro
attività nascoste. Perché dovrebbero criticare le religioni organizzate?
Le religioni ed i ''guru'' politici, economici, scientifici e medici
hanno interesse solo ad aumentare la forza delle loro istituzioni ed il
numero dei loro seguaci. Questo è forse religione, politica, economia,
scienza, medicina? O è semplice fanatismo? E qual è la differenza fra la
grandi religioni e la politica? C’è corruzione dovunque e la cosiddetta
“gente religiosa” vi contribuisce.
Ma la religione vera (che è spiritualità intrinseca ai modi di pensare,
comportamenti e scelte di vita - ndr), la mente, la vita, l’amore e gli
altri sono “una sola cosa”. Tutti siamo “uno” se lo vogliamo veramente,
come un corpo che collabora, ogni membro ha una sua propria funzione non
disgiunta dalle altre membra. Questo è il corpo o ecclesia del Cristo in
funzione delle sue parole.
Quando la mente è completamente conscia, diventa straordinariamente
silenziosa, calma, non addormentata, ma sveglia e vigile in quel
silenzio. Solo una mente simile è una “mente spirituale”, perché si è
lasciata dietro tutto il passato. La spiritualità, dunque, è qualcosa
che è assolutamente impossibile tradurre in parole; non può essere
misurata con il metro del pensiero. In questo modo si può uscire dal
mondo della guerra, dell’odio, dello sproloquio, dell’invidia e della
violenza.
Questo atto di uscire dalla vita religiosa e politica organizzata per
come ci è stata insegnata, è un vero atto di liberazione. Questa nuova
vita di spiritualità non ha nessun credo umano, “perché ha un futuro”.
L’egocentrismo e l'egoismo, con tutte le loro attività, devono
naturalmente e facilmente morire in noi stessi.
Soltanto in questa morte c’è l’inizio della Nuova Vita Spirituale.
L’uomo è convinto che il bene sia l’opposto del male. Ma con quali
parametri si giudica ciò che è bene da ciò che è male? Con il metro del
“vostro” schema mentis? Perché allora questo bene ha in sé il germe del
male e più tardi si rivelerà essere male in un contesto diverso. Il
“Vero Bene” è al di là di ciò che noi definiamo bene e male.
L’uomo che riesce a scoprire questo bene autentico è veramente buono. In
lui non vi sono conflitti. Una persona veramente buona è un tutto senza
divisioni. “Non dirà una cosa per poi farne un’altra e pensare in un
modo ancora diverso. Quello che pensa lo dice e quello che dice lo fa”.
Ogni bene che il pensiero umano ha originato avrà in sé i germi del
male. Solo se ci “sottoponiamo” umilmente al fatto che NON siamo
veramente capaci di fare “sempre” le cose giuste e ci appoggiamo ad un
“indirizzo” Superiore che conosce meglio di noi come siamo fatti dentro,
allora… e solo allora riusciremo a realizzare il nostro bene e quello di
tutti i nostri fratelli umani ed universali.
Non esiste “interpretazione” della vera bontà. Se essa vuol fare
qualcosa, lo fa senza pensare alle conseguenze e senza preoccuparsi di
ciò che pensano gli altri. La bontà si rivela nel comportamento,
nell’azione e nei rapporti. In essenza, il comportamento buono è
l’assenza del Sé. Si mostra nella gentilezza, nel rispetto verso gli
altri, sottomettendosi senza perdere integrità.
Che cos’è l’intelligenza? La vera intelligenza non è intelletto, non è
un fatto intellettuale. Tuttavia si tende a considerare intelligenza
ogni attività del pensiero. La capacità di andare nello spazio,
costruire ponti, macchine e computer è un’altra cosa. L’accumulo di
conoscenza e la capacità che ne deriva non sono il risveglio
dell’intelligenza. L’intelligenza di cui parlo nasce dall’introspezione
e, assieme a lei, nasce la comprensione. Tutte le altre capacità
dovranno agire d’accordo con la comprensione. La comprensione ha
un’intelligenza di suo. È un tipo diverso di intelligenza che non è
limitata, che è fuori dal cervello fisico. C’è una intelligenza
dell’amore e della comprensione che non ha nulla a che fare con il
pensiero razionale.
Vivere insieme, lavorare, collaborare è una delle cose più difficili.
Ciascuno vuole realizzarsi, diventare questo o quello e in questo sta la
rottura di ogni collaborazione. Come succede spesso anche nei forum, nei
blog e in tutte le community. Ognuno vuole apparire più “intelligente”
ed “informato” degli altri. Ma questo è sbagliato e porta alla
divisione.
Collaborare è come imparare insieme, in cui c’è solo la funzione “senza
alcun rango”.
“Bisogna avere questa reale comprensione dello spirito di
collaborazione”.
Questo spirito collaborativo non vuol dire che ciascuno contribuisce, da
parte sua, al bene della comunità, ma che ciascuno ha quella vitale
scintilla di comprensione. Ogni “personale motivo” o profitto mette fine
alla vera qualità di collaborazione».
Lo stesso senso traspare nei Vangeli: «Se uno vuol essere il primo, sia
l’ultimo di tutti; se uno vuole essere grande, sia vostro servo; e chi
tra voi è il più grande diventi come il più piccolo; e chi governa
diventi come quelli che servono».
Io stesso ho partecipato negli anni a vari gruppi “impegnati”, pensando
che nel confronto diretto con vari interlocutori, avrei potuto
arricchire e rendere più semplici, o comprensibili, le rivelazioni che
dovevo e “devo” fare. Purtroppo non ho trovato nulla di ciò. Gli
interlocutori si mostrano ben presto stizziti e pronti a difendere i
propri pregiudizi. Ora, le rivelazioni stanno in questo blog (Zret) e
nel mirror (Intermatrix), alla portata di tutti e senza essere imposte a
nessuno, nell’umiltà che le è propria, come è sempre stata per millenni
la scienza spirituale. Allo stesso modo del Padre Eterno di cui scrive
Jean Cocteau, «E’ visibile agli uni ed invisibile agli altri» e,
aggiunge Krishnamurti, «senza mai chiedere e pretendere alcunché.
Lentamente, mitemente, quasi mendicando venne e riempì la Terra».
«Il Padre del tutto non apre a tutti, indistintamente, la porta del
santuario». Scrive Fulcanelli «Ahimé ognuno ha la sua fissazione, ognuno
si appiglia alla sua idea, e qualsiasi cosa noi possiamo dire non
prevarrà contro un tenace pregiudizio. Ma non ha importanza; poiché è
nostro dovere, prima di tutto, aiutare coloro che non si nutrono di
chimere, scriveremo solo per costoro, senza preoccuparci degli altri,
perché non ignoriamo quanto tenaci siano i pregiudizi, e quanto sia
grande la forza delle prevenzioni».
«Io non mi aspetto mai nulla» diceva Krishnamurti «Non mi esalto e non
mi deprimo, siano due o duemila le persone che vengono ad ascoltarmi. Il
mio distacco è totale. Questo è vero Sanyasa.
I pregiudizi hanno qualcosa in comune con gli ideali politici, i credi
personali, le teorie scientifiche... sono duri a morire. Ma noi dobbiamo
essere capaci di pensare insieme; ma proprio i nostri pregiudizi e i
nostri “credi” ci privano della capacità e dell’energia necessarie per
pensare, per osservare, per indagare insieme e scoprire così per conto
nostro che cosa c’è dietro tutta la confusione, l’infelicità, il
terrore, la rovina e la tremenda violenza che esistono al mondo.
Per capire i fatti non solo in superficie, ma nel loro significato
profondo, dobbiamo essere capaci di osservare insieme. Non serve che voi
guardiate in una direzione e chi vi parla guardi in un’altra: “dobbiamo
osservare insieme la stessa cosa”.
Pensare insieme è enormemente importante, perché dobbiamo affrontare un
mondo che sta andando rapidamente in rovina, che sta degenerando, che
sta perdendo ogni senso morale, un mondo dove non c’è nulla di sacro,
dove non c’è rispetto reciproco. Per capire tutto questo, non
superficialmente, distrattamente, dobbiamo penetrare a fondo la
questione e scoprire cosa c’è dietro.
Dobbiamo chiederci perché, dopo millenni di storia l'uomo, cioè voi e il
mondo intero, è sempre così violento, insensibile, senza vero amore,
distruttivo, pronto a fare la guerra, a costruire e lanciare bombe su
persone inermi, a sostenere un progresso tecnologico sempre più
avanzato, ma insensato. E proprio questo progresso tecnologico è uno dei
fattori che stanno facendo ulteriormente peggiorare l’uomo in uno stato
di Golem psico-meccanizzato. Così, per favore, pensiamo insieme, cioè
non a modo mio o a modo vostro, ma semplicemente usando la capacità di
“PENSARE INSIEME”.
''A causa della molteplicità delle conquiste scientifiche" -scrive
Fulcanelli- ''l’uomo vive in un ambiente dall’attività ansiosa,
forsennata e malsana '. Ha creato la macchina che ha centuplicato i suoi
mezzi e la sua possibilità d’azione, ma ne è diventato lo schiavo e la
vittima: schiavo in pace, vittima in guerra. Le distanze non sono più un
ostacolo per lui; si reca da un punto all’altro del globo per via aerea,
marittima o terrestre. Comunica con persone dall'altra parte del globo
seduto sulla sua poltrona.
Non ci sembra, però, che queste facilitazioni negli spostamenti e nelle
comunicazioni ci abbiano reso migliori, più uniti e felici. Tali mezzi
“avanzati” non contribuiscono a consolidare i legami di concordia e di
fratellanza che dovrebbero unire i popoli. Infine, non diremo niente di
nuovo dicendo che la maggior parte delle scoperte, dapprima orientate
verso l’accrescimento del benessere umano, sono assai spesso deviate dal
loro scopo ed indirizzate specificatamente verso la distruzione. Gli
strumenti di pace si mutano in macchine di guerra e sappiamo abbastanza
bene qual è il ruolo preponderante che la scienza occupa nelle
conflagrazioni e nelle disgrazie moderne.
Questo è l’inganno finale, lo sbocco della ricerca scientifica e questa
è anche la ragione per cui l’uomo, che la persegue con questa criminale
intenzione, richiama su di sé la Giustizia Divina e s’accorge d’essere
necessariamente da essa condannato. Stiamo affrontando una crisi
tremenda. Questa faccenda deve essere affrontata con estrema serietà,
perché siamo veramente di fronte a un momento tremendamente pericoloso
per il mondo. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli di questa
situazione.
Bisogna essere estremamente seri, non superficiali e distratti, ma
veramente interessati. Una crisi come questa i politici non potranno mai
risolverla, perché anche loro sono stati programmati a pensare in un
determinato modo. Nemmeno gli scienziati potranno capire e risolvere
questa crisi; e neanche lo potranno gli uomini d’affari ed il mondo
economico.
La sfida, la svolta decisiva, la decisione da prendere, non è in
politica, in religione o nel mondo scientifico: è nella nostra
coscienza.
Nel teatro tragico greco, al culmine dell’azione, c’era l’intervento
improvviso della divinità che con proclami e rivelazioni risolveva le
fasi più ingarbugliate dello spettacolo. Tuttora l’espressione deus ex
machina viene impiegata per indicare colui che, in un baleno, fornisce
la soluzione provvidenziale ed insperata di un caso apparentemente
insolubile.
È il Cavaliere mistico preannunciato nel Libro dei Morti (LXIV):
«Nell’ora della disfatta del demonio ecco che io giungo quale
trionfatore». È il nostro Cristo che fa eco dalla Bibbia: «Allora ho
detto: “Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io
faccia il tuo volere». E al quale il Padre Eterno risponde: «Io ti
renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino
all’estremità della terra.
Ringraziamenti:
Ringrazio il fratello Ermando D. per la sua profonda e amorevole
condivisione di pensiero comune da cui ho tratto spunto ed attinto, e
ll'amico Ivo N., prezioso divulgatore del pensiero spirituale.
by Bojs
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