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EYES IN THE SKY

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Eyes in the sky: gli astronomi si pronunciano sulle scie chimiche (articolo di Fienga, Barca, Faccin) 

17 marzo 2008

In un ampio editoriale, gli astronomi Paolo C. Fienga, Gianluigi Barca, Marco Faccin si soffermano, tra gli altri temi, sulle scie chimiche: in particolare, gli scienziati rilevano, a nostro parere in modo plausibilissimo, la caduta verticale dei valori pluviometrici nelle zone irrorate e, apertis verbis, dichiarano che il fenomeno delle scie chimiche (alias velenose) è reale. Senza tema di smentita, in contrasto con quanto asseriscono gli astronomi succitati, possiamo affermare che molti degli scopi connessi alle chemtrails sono stati individuati e compresi dai ricercatori.

Io credo che questo fenomeno (non so come altrimenti definirlo) non sia affatto il frutto di menti complottiste e bacate e di "personaggi in cerca di fama".

Certo, qualcuno che specula su questa fenomenologia ci sarà pure ("sfruttare" è un verbo che esiste da quando esiste l’uomo…), ma da qui a ritenere che tutti coloro i quali parlano di questo fenomeno siano dei mitomani, dei malati, delle persone in malafede o, semplicemente, dei poveri visionari… ce ne passa.

Io credo, parlando da persona ragionevolmente attenta alle vicende del mondo, che questo fenomeno sia reale. Sia un fatto.

Esiste ed è vero: opera sulle nostre teste, in piena luce e con un’evidenza che rasenta – ormai – la sfacciataggine.

E’ del tutto ovvio che non ho competenza per valutarne le cause né per comprenderne le implicazioni su larga scala, però ho fatto (con l’aiuto di alcuni amici di Gallarate, Ferno, Malpensa stessa, Varese e Domodossola) una raccolta dati che copre (ad oggi) poco più di 25 mesi di osservazioni ed i risultati emersi (diciamo i risultati più significativi e ripetitivi) sono questi:

1) aerei che incrociano ad altitudini uguali (o molto simili) e su rotte parallele, molto spesso non si comportano allo stesso modo (il che vuol dire che, magari, un aereo produce – abbondanti – scie e l’altro, che lo anticipa o che lo segue, no);

2) aerei con caratteristiche uguali (o molto simili) i quali si muovono, a distanza di tempo minima (diciamo separati di 8 o 10 minuti al massimo l’uno dall’altro), sulla medesima rotta e nelle medesime condizioni meteo (apparenti), non si comportano allo stesso modo (idem come sopra: qualcuno rilascia delle scie – singole o multiple – e qualche altro no);

3) le scie persistenti vengono rilasciate nelle ore che vanno dalla tarda mattinata alla sera, con punte nel primo pomeriggio; raramente di notte;

4) le scie vengono rilasciate a quote medio/alte ma, di regola, a quote inferiori ai 3500/4000 metri;

5) a seguito di rilascio delle scie, la pressione barometrica al suolo tende, più o meno rapidamente (ma comunque nell’arco di un tempo massimo non superiore alle tre ore) ad alzarsi;

6) a seguito del rilascio di scie, i venti dominanti tendono ad affievolirsi, sino a scomparire del tutto;

7) a seguito del rilascio di scie abbondanti POSSONO verificarsi cadute di filamenti, ma solo a condizione che l’aria sia particolarmente secca ed asciutta e che i venti a bassa quota siano assenti o quasi;

8) l’incremento nel rilascio di scie produce un pari (e vertiginoso, nonché quasi immediato) decremento nel quantum delle precipitazioni (le quali, nell’area di riferimento, stanno subendo da tempo un CROLLO VERTICALE, letteralmente, il quale ci sembra prodromico di una nuova ondata di siccità).

Potrei andare avanti, ma non lo faccio perché, in primo luogo, questi dati sono già in sé e per sé sufficienti a capire che non stiamo assistendo ad una fenomenologia isolata e sporadica, bensì ad una fenomenologia complessa e persistente e, in secondo luogo, poiché, a mio avviso, se si vuole (provare, se non altro) a “comprendere un fenomeno” (e cioè questo fenomeno), occorre SMETTERLA di CREDERE o di NON CREDERE “A PRIORI”, MA OCCORRE RACCOGLIERE DATI, VALUTARLI E QUINDI SPERIMENTARE DI PERSONA.

Solo così, alla fine ed in qualsiasi campo, si potrà arrivare ad avere un’opinione informata.

Io non so se questo fenomeno delle scie chimiche sia il prodotto di un’azione di “Pirateria mondiale”, finalizzata a “fare del male” alla popolazione, così come non so se sia vero il contrario – e che quindi la (direi ovvia) segretezza che caratterizza tutta l’attività abbia lo scopo primario (od esclusivo) di “proteggere l’umanità” dall’insorgere, ad esempio, di ovvie derive emozionali le quali sarebbero, con ogni probabilità, seguite da fenomeni di isteria collettiva. Non lo so. Nessun ricercatore che sta studiando il fenomeno lo sa, in questo momento.

Però l’onestà intellettuale che DEVE SEMPRE caratterizzare l’operato di un VERO Ricercatore, ci/mi DICE che il fenomeno è un fenomeno REALE. Un fenomeno dagli scopi non noti e dalle modalità esecutive palesi, ma comunque un fenomeno ASSOLUTAMENTE REALE, da studiare, monitorare, seguire con attenzione e cercare di capire.

Se mi è consentita una “dritta”, io direi – agli amici che sono “sensibili” e dotati di “buona volontà” – di iniziare un monitoraggio sul volume di precipitazioni che caratterizzano le aree/regioni ad ampia copertura di scie. Controllate anche le fluttuazioni della pressione barometrica e, nel tempo, i massimi ed i minimi delle temperature, con particolare riguardo al periodo che va dalla metà di aprile alla fine di luglio.

Leggi qui l'editoriale di Fienga, Barca e Faccin.