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ANIE
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10 marzo 2008
Nel libro di Stefano Breccia, Contattismi di
massa, sono descritti marchingegni denominati anie, usati da presunti alieni, gli Akrij, approdati in Europa nel 1956 e, in seguito ad una sconfitta subìta per opera di extraterrestri a loro ostili, i Weiros, costretti a smobilitare ed ad abbandonare, nel 1978, le loro basi, di cui la più importante costruita nel Mar Adriatico.
Col termine ania, si indicano due tipi di oggetti: il primo è definito black crystal da George Hunt Williamson, archeologo spaziale statunitense, autore di Flying saucers have landed e di The saucers speak. Il black crystal era un piccolo marchingegno nero, a forma di poliedro irregolare.
L'ania veniva impiantata nel corpo di esseri umani, sia consenzienti sia inconsapevoli. Nell'arco di poco tempo, il congegno si moltiplicava in una serie di microautomi che si collocavano in veri organi della persona. Questi nanorobot potevano sviluppare le abilità cognitive e le capacità telepatiche, ma anche controllare del tutto l'uomo in cui si erano insediati.
L'ania era pure un piccolo automa bioelettronico, lungo circa un centimetro e mezzo, e del diametro di un centimetro. Questi piccoli robot erano usati per monitorare le condizioni ambientali e diventano pericolosi quando agiscono in gruppo: possono, infatti, danneggiare i circuiti elettrici, causando dei cortocircuiti; possono intasare il tubo di Pitot (strumento per misurare la velocità di un fluido) di un velivolo, l'erogatore di ossigeno impiegato da un sommozzatore o segare la tiranteria di un'automobile in moto. Possono anche fungere da radiofaro per concentrare energie irradiate altrove. Quando le anie erano in funzione, si illuminavano per qualche secondo e producevano un frinire, simile a quello delle cicale.
“Ora, occorre precisare che queste ultime informazioni sono desunte da un testo molto controverso, soprattutto per l'imprimatur che esso porta, per il milieu in cui gravitano certi personaggi che ne hanno propiziato la pubblicazione. Si potrebbe trattare quindi di disinformazione o di diffusione di un paio di verità intrecciate in modo inestricabile a molte menzogne ed esagerazioni. Non di meno, se la trama del saggio è davvero riferibile, come afferma l'autore, alle esperienze di Bruno Sammaciccia risalenti agli anni '60 e '70 del XX secolo, quindi, se non si tratta di una costruzione a posteriori, ci troviamo di fronte a cenni ad una tecnologia extraterrestre di cui viene specificata pure la funzione, a conferma delle dichiarazioni, pur da prendere sempre col beneficio del dubbio, provenienti da contattisti della prima generazione”.
Tra questi contattisti, però, Williamson pare essere degno di fede: amico del più celebre George Adamski, “Williamson scomparve durante una spedizione antropologica in Perù, nel 1965. Restano famose le sue esplorazioni di antichi siti di nativi americani nelle Ande, che egli sospettava ospitassero dischi volanti, campi di atterraggio e basi sotterranee. In seguito, compì esperimenti mediante contatti radio ad onde corte, dichiarando nel 1952 di aver stabilito comunicazioni con gli occupanti degli U.F.O. Durante tali trasmissioni, diversi dischi volanti furono visti librarsi sulla sua cabina ricetrasmittente”. (O. O. Binder, I crociati degli U.F.O., 1971, 2006)
La descrizione delle anie sembra tratta da un dozzinale libro di fantascienza, ma, col senno di poi, possiamo asserire che anticipa certi sviluppi tecnologici di questi ultimi anni: gli impianti e le nanomacchine. I microprocessori sottocutanei (alcuni sono cerebrali) sono oggetti studiati dagli ufologi ed associati ai rapimenti perpetrati dai militari (Boylan) o dagli alieni (Hopkins e molti altri) o da entrambi (Malanga). E' plausibile che la tecnologia del microchip, una delle maggiori minacce per la libertà, la salute e la dignità dei cittadini, sia stata carpita dai vertici dell'industria bellica agli extraterrestri o ceduta da qualche nazione esterna, in cambio del permesso di prelevare animali e soggetti umani su cui compiere esperimenti di varia natura.
Le nanomacchine sono diventate una realtà: microscopici congegni consentono di rilasciare la giusta dose di farmaci nell'organismo, di verificare le condizioni mediche di un paziente, di controllare i movimenti delle truppe nemiche, di monitorare la situazione di un ecosistema... Le applicazioni ufficiali sono molteplici, ma non bisogna dimenticare gli scopi occulti della nanotecnologia, legata anche all'operazione "scie chimiche", obiettivi riconducibili al perverso obiettivo di asservire le persone, trasformandole in altrettanti apparati ricetrasmittenti, in uomini artificiali facili da spiare e da telecomandare.
E' appurato che questi nanostrumenti sono potenzialmente deleteri per gli apparati elettronici e che sono legati ad una nuova, terribile malattia, il Morgellons.
Fonti:
O. O. Binder, I crociati degli U.F.O., 1971, 2006
S. Breccia, Contattismi di massa, Padova, 2007
G. Cosco, Segreti pericolosi
Zret, Sonde aliene?, 2007

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